Tartarughe d'Acqua

Come Prendersi Cura della Tartaruga Domestica

Tartarughe d’Acqua Domestiche

Le tartarughe sono conosciute per essere un animale longevo e robusto. Tuttavia bisogna sfatare certi miti, secondo i quali queste creaturine possano addirittura sopravviverci.

Prima di tutto dobbiamo considerare che vi è una sostanziale differenza tra tartarughe di terra e tartarughe d’acqua: i proprietari di queste ultime dovranno mettere in conto una longevità molto inferiore, che si aggira sui trent’anni. Ma accontentarsi di questo dato è sicuramente fuorviante poiché bisogna sottolineare come la tartaruga viva effettivamente meno.

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Consideriamo innanzitutto che la vita media di una tartaruga d’acqua lasciata nel proprio habitat naturale, sia di vent’anni. Ciò avviene a causa dei percoli a cui l’ambiente le sottopone: la grande maggioranza delle morti non deriva infatti da fattori biologici, ma da attacchi derivanti dai predatori.

Detto questo, la chiusura dell’animale in cattività potrebbe garantire un prolungamento della loro vita, poiché vengono sottratte ai rischi naturali. Ci sono casi infatti, in cui sono riuscite a sopravvivere sino ai quarant’anni.

Il paradosso è purtroppo che questa situazione quasi mai si verifica: i possessori delle tartarughe d’acqua vedranno morire il loro tenero amico verso i dieci anni. Come è possibile?

La risposta è semplice: una cattiva cura dell’animale, che porta ad un indebolimento dello stesso e ad una morte precoce.

Prendersi cura delle tartarughe dovrebbe implicare un dovere morale per l’allevatore di informarsi di quelle che sono le necessità dell’animale, senza dare nulla per scontato.

La loro tranquillità e pacatezza le rendono invece uno degli animali domestici più diffusi perché viene erroneamente creduto che l’impegno per il loro allevamento sia ridotto. In sé non è del tutto scorretto, nel senso che non hanno grandi necessità, ma i piccoli accorgimenti devono essere conosciuti e applicati.

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Parliamo prima di tutto dell’errore che chi si approccia per la prima volta alle tartarughe commette. Attirati dalla loro dolcezza, spesso si comprano queste piccole creature illudendosi che rimangano sempre di quelle dimensioni. Le tartarughe sono invece un animale abbastanza grande, anche se le dimensioni effettive dipendono dalla specie di appartenenza. Quelle che solitamente troviamo in commercio appartengono alla specie delle testuggini palustre, oppure alle testuggini dalle orecchie rosse. Nel primo caso si dovrà tenere presente che in età adulta le dimensioni saranno all’incirca di 40cm e quindi si dovranno già pianificare spazi adeguati in cui inserirle. Di dimensioni leggermente ridotte sono le altre, che arrivano invece a 30cm. Ci sarebbero poi anche tartarughe di grandezza modesta, come quelle a collo torto, sicuramente preferibili in caso di carenza di spazio. In ogni caso, le tartarughe d’acqua sono di dimensioni contenute rispetto a quelle terresti. L’esemplare più grande arriva a 100kg e 80cm di lunghezza, ma si tratta della testuggine alligatore, non presente tra le mura domestiche.



Tutte le tartarughe d’acqua dolce sono onnivore. Questo significa che l’alimentazione deve essere molto varia. Si nutrono infatti di pesce, crostacei, molluschi, insetti, carne, verdura e frutta. Bisogna prestare attenzione a fornire all’animale tutti gli elementi nutrizionali con il giusto equilibrio, ricorrendo agli integratori nel caso in cui vi sia qualche carenza. È sempre preferibile ricorrere a molto pesce e molta verdura, mentre il cibo essiccato dovrebbe essere tralasciato.

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Importante è sapere che le tartarughe non devono mangiare molto per via del loro apparato digerente. Il giusto fabbisogno si aggira attorno ad una quantità che non deve essere fornita nemmeno quotidianamente ma a giorni alternati quando neonate e ogni due o tre giorni se adulte. Una cattiva alimentazione è il principale fattore scatenante di patologie. Troppo spesso infatti si verifica una carenza di vitamina A o di calcio. Ciò si traduce in infiammazioni a livello cutaneo, problemi alle vie respiratorie, agli occhi, all’apparato digerente o al carapace dell’animale. Le cure generalmente si basano su delle pomate o degli antibiotici da applicare direttamente sulla parte ammalata del rettile, anche se nei casi gravi questo non può essere sufficiente e vi è la possibilità di procedere con interventi chirurgici concreti, come nel caso dell’otite. Per prevenire le patologie si dovrà intervenire subito sulla causa della malattia stessa, in modo che una volta tornate sane il tutto non si ripeta.

Le tartarughe sono influenzate dal clima e dall’ambiente. Essendo infatti dei rettili, non possiedono calore proprio ma lo traggono dall’esterno. Hanno quindi necessità che vi sia un calore costante di ventotto gradi, il quale permette il funzionamento delle normali attività del metabolismo. Il periodo che va da marzo a settembre è anche quello degli accoppiamenti. All’interno di questo lasso di tempo si possono però verificare delle differenze per via della latitudine dell’ambiente in cui sono inserite, che le influenza notevolmente. Generalmente da noi infatti il periodo fertile va da marzo a luglio. Ovviamente perché questo periodo sussista, l’animale dovrà aver raggiunto la maturità sessuale. Le tartarughe possiamo definirle un animale molto immaturo poiché necessità di circa dieci anni affinché questo avvenga.

Con l’avvicinarsi dell’autunno invece cominciano ad entrare in fase di latenza. Se si nota una certa pigrizia nell’animale è proprio perché si stanno preparando al letargo e stanno riducendo progressivamente le loro funzioni metaboliche. Tre settimane prima del letargo effettivo avranno smesso completamente di cibarsi, per ripulire l’intestino dal cibo e saranno quindi pronte per il grande passo. È da considerare che la temperatura necessaria perché questo avvenga deve essere inferiore ai dieci gradi, altrimenti non entrerebbero mai in ibernazione e rimarrebbero sempre nella fase di latenza che, se prolungata, ne causerebbe la morte.

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